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 venerdì, 30 luglio 2010

DISAMBIGUAZIONE

DISAMBIGUAZIONE

un nuovo racconto del nostro Luca Tarozzi

 

Ecco, fu in quel preciso momento che ebbe la percezione.

Si alzò dal divano d'alcantara con la precisa sensazione che a minuti, anzi, nel andare di qualche pallido secondo sarebbe morto.

Restò in piedi qualche attimo, bevve quello che rimaneva del suo gelido Daiquiri e attese.

Si disse: " Ehi, allora è così che ci si sente un istante prima di annegare? "

Non era spaventato, l'avvocato Harper.

Gettò il bicchiere vuoto contro il muro ed esclamò, annebbiato dal calo di pressione che lo teneva coi piedi inchiodati nello stesso punto:

" Sono qui. So che devo andare, me lo sento dentro. Forza, andiamo! Forza...forza...forza...! "

Si accasciò sul divano, il nerofumo dentro ai suoi occhi che si disperdeva, lentamente.

" Ancora un'ultima cosa, allora. "

Pianse come un bambino tutta la notte, e la Signora in Nero non arrivava mai.

Ed il crepuscolo accolse la luce, quando fu ora, ed i primi raggi colsero Harper sul divano, rannicchiato, addormentatosi da solo un'ora.

Sentendo un rumore, si svegliò di soprassalto, mettendosi seduto. Un secondo per rifiatare, poi scosse la testa.

- Mi hai ingannato, maledetta. Ciao, dottore.

- Fai un bel respiro, Harper!

- Vattene, dottore, vattene via. Ma prima dimmi se anche stamattina il sole è sorto ad est.

- Veramente non ne sono sicuro, Harper. Ma ci sono serie probabilità.

- Allora sono ancora vivo, senz'ombra di dubbio, dottore. Levati dai piedi, per cortesia. Lasciami dei barbiturici. Perché sei qui?

- Perché, amico mio, ho sbagliato mestiere.

- Io ti vedrei bene come barman, con quel muso da cavallo dopato che ti ritrovi. Lasciali sul tavolino nell'ingresso. Addio, dottore.

- Lo prendo come un complimento, Harper. Avresti bisogno altro che di barbiturici! Sei un caso da manuale per il trattamento con psicofarmaci. Cerca di non esagerare, dannato pazzo.

- Addio, dottore.

- Se vuoi sapere del sole con certezza, fatti un giro fuori da qui

- Vattene, prima che mi metta d'impegno a ricordare dove diavolo ho ficcato la Colt, l'ultima volta che me la sono appoggiata sulla lingua.

- Fatti curare.

- Il medico sei tu.

- Vai al diavolo, Harper.

- Prima di quanto tu non possa immaginare, dottore...

Nonostante tutto, si alzò barcollando, si infilò in bagno, salutò la moglie nell'urna in salotto, si fece la barba ed una doccia, si mise un abito decente, un paio di gemelli, una bella cravatta di seta blu, raccolse i suoi incartamenti sparsi sul pavimento, li infilò nella sua ventiquattr'ore, prese i barbiturici e li gettò nel cestino, accese una sigaretta nonostante avesse smesso, uscì di casa, non chiuse la porta, lanciò le chiavi in mezzo ad un gruppo di cespugli, aprì la macchina, mise in moto e partì.

- Avvocato Harper, può pronunciare il suo discorso finale alla Giuria.

- Grazie, Vostro Onore. Sarò breve, temo di non avere più tanto tempo. Vostro Onore, signori della giuria, voi tutti presenti in aula, la verità è che il mio difeso è colpevole in maniera imbarazzante. Fino a questo momento ho lavorato di fantasia, mi sono arrampicato su cavilli legali mostruosi, vi ho giocato con la mia sagacia. Ma quell'uomo laggiù è un ladro ed un assassino, tutte le imputazioni sono reali, anzi qualcuna è stata addirittura omessa. Non c'è nessuna attenuante per lui, andrà giudicato secondo ciò che ha commesso. Mi auguro di tutto cuore che lo farete. Perché non potete immaginare quanto sia dura questa vita... queste schifose menzogne, questo difendere criminali d'ogni foggia. Nel mio studio vedo più feccia che in un carcere. E quell'uomo è parte integrante della faccenda. Signore e signori, mi affido dunque a voi per la vostra decisione, che so sarà sicuramente giusta.

Ora torno da lei, perché mi manca davvero tanto. Grazie.

(E morì.)