IL PARLAMENTO EU RISCOPRE IL NUCLEARE
di e. n.
Nel rilevare l'importante ruolo del nucleare a favore dell'approvvigionamento energetico dell'UE e il suo basso impatto ambientale, il Parlamento chiede una riforma generalizzata del Trattato Euratom. Se la scelta nucleare spetta agli Stati membri, è necessario porre la sicurezza al centro delle attività Euratom e implicare il Parlamento nel processo decisionale. Occorre poi sviluppare la ricerca e la formazione, e aumentare gli investimenti per affrontare la concorrenza internazionale.
In proposito, il Parlamento ricorda che, grazie soprattutto al trattato Euratom, l'energia nucleare produce, a partire da 152 reattori diffusi nei 15 Stati membri fino al 2006, il 32% dell'elettricità europea. Si tratta, è sottolineato, della parte più importante dell'elettricità non proveniente dal carbone dell'Unione europea, «e una delle più competitive», in grado di «contribuire agli obiettivi di una politica energetica per l'Europa». Precisa inoltre che l'energia nucleare eviterebbe più di 300 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 nel 2010, "ossia la produzione di un parco automobili di 100 milioni di unità".
Nel rilevare che le disposizioni principali del trattato Euratom non sono mai state modificate sin dalla sua entrata in vigore il 1° gennaio 1958, il Parlamento conferma che, in virtù del principio di sussidiarietà, «spetta ad ogni singolo Stato membro decidere se ricorrere o meno all'energia nucleare». D'altra parte, osserva che, da lunghi anni, si riconosce che la promozione dell'energia nucleare attraverso il trattato Euratom «non impone alcun obbligo, ma fissa un quadro giuridico di utilità comune».
Verso una riforma del trattato
Il trattato Euratom, «malgrado le gravi imperfezioni, resta, per il momento, un quadro giuridico indispensabile», tanto per gli Stati membri che vogliono sviluppare la loro filiera di reattori quanto per gli Stati membri che desiderano soltanto beneficiare di un arsenale giuridico che protegge loro stessi, le loro popolazioni e il loro ambiente. L'UE deve quindi difendere la sua leadership dal punto di vista industriale e tecnologico anche per far fronte agli attori che stanno rilanciando con vigore le loro attività nucleari (Russia, Stati Uniti) e tenendo conto dell'emergere di nuovi attori mondiali del nucleare (Cile e India), «futuri concorrenti dell'Unione europea a medio termine».
Inoltre, il Parlamento considera che l'assenza di tale quadro giuridico porterebbe ad una rinazionalizzazione della politica nucleare in Europa e, quindi, a una regressione dell'acquis comunitario, rischiando così un'insicurezza giuridica pericolosa per l'insieme dei 27 Stati membri. Ma, a prescindere dalla possibilità di effettuare adeguamenti a breve termine, ritiene tuttavia che sia necessaria una revisione generalizzata del trattato Euratom per colmare il deficit democratico e porre le questioni relative alla sicurezza comune al centro delle attività nucleari dell'Unione e dei suoi Stati membri.
I deputati ritengono infatti inaccettabile il fatto che il Parlamento sia quasi completamente escluso dal processo legislativo Euratom e che venga unicamente consultato su uno solo dei dieci capitoli del trattato. Pertanto chiedono di rinnovare le procedure decisionali per permettere di associare strettamente il Parlamento europeo ai lavori legislativi nel settore nucleare, di renderli più trasparenti e di implicare i cittadini dell'Unione, estendendo la procedura di codecisione alla normativa di base del Trattato.
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Più sforzi nella formazione e maggiori investimenti
I deputati, inoltre, sollecitano lo sviluppo di programmi di insegnamento e di formazione del settore nucleare a livello europeo, anche al fine di garantire il necessario mantenimento delle competenze e delle appropriate risorse umane per «preservare l'opzione nucleare aperta in base a un'industria europea sostenibile e competitiva». Andrebbe poi elaborato un meccanismo di coordinamento a livello europeo delle migliori prassi nazionali per la protezione radiologica dei lavoratori e della popolazione.
Il Consiglio, tenendo conto dell'obiettivo della sicurezza dell'approvvigionamento e della riduzione delle emissioni di CO2, dovrebbe definire una politica coordinata che possa promuovere gli investimenti volti ad allungare il ciclo di vita e a migliorare le prestazioni dei reattori esistenti, nonché gli investimenti in nuove capacità.
Cooperazione internazionale
I deputati esprimono rammarico per l'assenza di un corpus legislativo riguardante regole armonizzate che presenti un autentico valore aggiunto, in particolare rispetto al quadro internazionale esistente, nel settore della sicurezza nucleare, della gestione dei rifiuti radioattivi e dello smantellamento delle installazioni nucleari. Il Parlamento sollecita quindi una cooperazione internazionale intensa ed esorta a rafforzare continuamente i legami avviati con l'AIEA. Si potranno così evitare sovrapposizioni nelle rispettive azioni e garantire il più alto livello di protezione nei settori della protezione radiologica, della sicurezza e della non proliferazione nucleare.
Occorre infine proseguire ad alto livello la collaborazione internazionale in materia di ricerca e di sviluppo, come nel caso del progetto ITER o nel quadro del Forum internazionale sui reattori di quarta generazione.
http://www.peopleandfreedom.it/il_nucleare_nel_futuro_dell_europa


venerdì, 30 luglio 2010