Il valore della vita umana
Messico e aborto legalizzato
di Alberto R. S. Monteiro
Riceviamo e pubblichiamo questo lungo messaggio dal Messico; pubblicheremo ogni altro contributo o commento sull’argomento.
A TUTTI QUELLI CHE COMPRENDONO IL VALORE DELLA VITA UMANA:
Nel mese di aprile 2007 l'Assemblea Legislativa del Distretto
Federale del Messico hà legalizzato l'aborto che è diventata una
pratica completamente gratuita, anche se per ora solo nella capitale
del Messico, durante le prime 12 settimane di gravidanza.
Il giovedì 28 agosto 2008 la Suprema Corte di Giustizia del
Messico ha dichiarato, con 8 voti favorevoli e 3 contro, essere
costituzionale la legalizzazione dell'aborto nel Distretto Federale
del Messico, nonostante il fatto che i movimenti a favore della vita e
la stampa locale abbiano creduto, fino alla vigilia del giudizio, che
i ministri della Corte erano in maggioranza a favore della vita. La
sentenza può scatenare nelle prossime settimane la legalizzazione
dell'aborto nel resto del Messico e produrre un effetto simile in
tutta Latino America.
CHIEDO SCUSE PER LE DIMENSIONI DI
QUESTO MESSAGGIO, MA NON È POSSIBILE
FARSI UN'IDEA DEL CONTESTO E DELLA VERA
PORTATA DI QUESTO GIUDIZIO IN MINORE
SPAZIO. LA DIGNITÀ DELLA VITA UMANA E
GLI AUTENTICI VALORI DEMOCRATICI SONO
OGGETTO DEL PIÙ VIOLENTO ATTACCO GIÀ
VISTO NELLA STORIA RECENTE E LA SUA
DIFESA RICHIEDE DA PARTE DEI CITTADINI
UN'ESATTA CONOSCENZA DI CIÒ CHE
VERAMENTE ACCADE.
Peggio della sentenza stessa, sono stati gli argomenti semplicemente
sorprendenti che i ministri hanno usato per arrivare alla sentenza e,
ancor di più, l'evidenza che i tribunali costituzionali dei paesi
latino americani probabilmente faranno uso, nei prossimi anni, di
questo stessi argomento nelle cause riguardanti la difesa della vita
umana.
La prossima vittima di questo giudizio assurdo potrà essere il
Brasile. Nel maggio 2008 il Supremo Tribunale Federale del
Brasile hà dichiarato costituzionale gli esperimenti con embrioni
utilizzandosi di argomenti simili a quelli presentati dalla Suprema
Corte del Messico per dichiarare la costituzionalità della
legalizzazione dell'aborto. I ministri brasiliani hanno riconosciuto
che gli argomenti utilizzati nella sentenza sulla sperimentazione con
gli embrioni possono essere utilizzati per legalizzazione dell'aborto e
pretendono utilizzarli il novembre 2008 per dichiarare la legalità
dell'aborto nei casi di gravidanze di feti anencefalici, come una
tappa per successivamente poter legalizzare l'aborto per la via
giudiziale. Indagini di opinione pubblica eseguiti in Brasile
dall'IBOPE mostrarono una maggioranza di 97% della popolazione
contro la legalizzazione dell'aborto. Il rifiuto del popolo
brasiliano all'aborto è venuto ancora più chiaro quando si è votato
il progetto di legge 1135/91, presentato dal governo del
presidente brasiliano Luís Inácio Lula da Silva, che pretendeva
legalizzare l'aborto durante tutti i nove mesi della gravidanza. Il
progetto fu bocciato due volte nel Congresso durante l'anno di
2008 per un'impressionante votazione di 33 voti a favore della
vita contro zero a favore dell'aborto nella Commissione di Famiglia e
in seguito per 57 voti a favore della vita contro 4 a favore
dell'aborto nella Commissione di Costituzionalità della Camera dei
Deputati. Le organizzazioni finanziate da Fondazione stranieri che
lavorano per legalizzare l'aborto in Brasile ora investono tutto per
ottenere la legalizzazione dell'aborto per via del potere giudiziario.
La coincidenza dell'argomentazione giuridica dei diversi tribunali non
è conseguenza di una logica inerente alle costituzioni moderne. Nella
fine del giudizio il Ministro Relatore Sergio Aguirre Anguiano,
uno dei tre voti a favore della vita, si è dichiarato perplesso per i
voti dei suoi colleghi, hà rifiutato con base nella legge tutti gli
argomenti presentati contro la vita e hà chiesto che la sua replica
fosse inserita nei documenti del giudizio perché un giorno, quando
nuove generazioni di giudici studiassero questi documenti, potessero
capire ciò che era passato quest'anno nella Corte. Come è
descritto più avanti, gli argomenti che hanno reso perplesso al
Ministro Anguiano non sono il risultato di una evoluzione naturale del
pensiero giuridico, ma di un lavoro internazionalmente condotto dalla
Organizzazione della Nazione Unite, patrocinato dalle stesse
Fondazione che finanziano la rete di organizzazioni non governamentali
che pretendono imporre l'aborto ai paesi dell'America Latina, anche
contro la volontà dei loro popoli.
Se ci fermiamo nell'oggetto della causa, i giudici messicani sembrano
appena sostenere la costituzionalità della legalizzazione dell'aborto
nel Distretto federale durante i primi tre mesi della gravidanza.
In realtà, però, gli argomenti utilizzati nelle sedute permettono
giustificare molto di più che la semplice legalizzazione dell'aborto
nei primi tre mesi. Come potrà essere facilmente compreso dal
contenuto delle sedute, la stessa argomentazione, diventata
giurisprudenza, può essere utilizzata non appena per permettere, ma
anche per imporre la legalizzazione dell'aborto, e ciò non appena
durante i primi tre mesi della gravidanza, ma anche durante tutta la
gravidanza, dal concepimento fino al momento del parto, uno dei
obiettivi a che si era proposto il governo brasiliano in documentazione
presentata all'ONU il 2005 e posteriormente quando hà
presentato il sostitutivo del progetto do legge 1135/91.
I Ministri della Suprema Corte del Messico affermarono che la
legalizzazione dell'aborto non contraddice il diritto alla vita,
perché NON ESISTE NESSUN DIRITTO ALLA
VITA come tale riconosciuto dalla Costituzione messicana. Nella
parola dei ministri:
"CIÒ CHE SÌ ESISTE SONO CERTI OBBLIGHI
DELLO STATO A PROMUOVERE CERTI DIRITTI
RIGUARDANTE ALLA VITA, COME LA SALUTE,
IL MEZZO AMBIENTE E L'ALIMENTAZIONE.
LA COSTITUZIONE NON RICONOSCE LA VITA
COME DIRITTO IN SENSO POSITIVO".
I ministri inoltre affermarono che, anche se esistesse il diritto alla
vita, esso non sarebbe in ogni caso un diritto assoluto, semplicemente
perché non possono esistere diritti assoluti. Come esempio, citano
la Convenzione di Ginevra del 1949 che stabilisce che in una
guerra non devono essere penalizzati i soldati che ammazzano i nemici,
eccetto quando questo si realizzasse "con eccessi e soffrimenti non
necessari". Di conseguenza, deduce il ministro,
"ESISTE UNA RELATIVIZZAZIONE DEL
DIRITTO ALLA VITA NEL PROPRIO DIRITTO
INTERNAZIONALE E CIÒ È IMPORTANTE PER
NON COSTITUIRE IL DIRITTO ALLA VITA
COME UN DIRITTO ASSOLUTO E SENZA
POSSIBILITÀ DI MODIFICAZIONE. NÉ
COSTITUZIONALMENTE NÉ
INTERNAZIONALMENTE ESISTE UN DIRITTO
ALLA VITA COME TALE; NON ESISTE QUESTO
DIRITTO E, PER CONSEGUENZA, NEMMENO
PUÒ ESISTERE UN DIRITTO ASSOLUTO ALLA
VITA. CIÒ CHE ESISTE È UNA QUESTIONE
DISTINTA: ESISTE LA PROTEZIONE DI UN
BENE GIURIDICO INTERNAZIONALMENTE
CONSIDERATO, MA NO UN DIRITTO ALLA
VITA".
Continuano i Ministri:
"AFFERMARE CHE IL DIRITTO ALLA VITA È
IL DIRITTO PER ECCELLENZA PERCHÉ LA
VITA È IL PRESUPPOSTO LOGICO DI TUTTI
GLI ALTRI DIRITTI È UNA FALLACIA
NATURALISTA. SE COSÌ FOSSE, DOVREMMO
CONCLUDERE CHE IL DIRITTO
ALL'ALIMENTAZIONE È PIÙ VALOROSO E
IMPORTANTE CHE IL DIRITTO ALLA VITA,
PERCHÉ L'ALIMENTAZIONE È LA CONDIZIONE
PER L'ESISTENZA DELLA VITA".
Inoltre, i ministri affermarono non aver trovato nessun dispositivo
costituzionale che obblighi lo Stato a punire il delitto dell'aborto.
Per far chiaro il loro pensiero, i ministri si sono utilizzati
dell'esempio dei legislatori che hanno depenalizzato il delitto del
vagabondaggio. Se i legislatori hanno potuto depenalizzare il
vagabondaggio, i ministri hanno concluso che non possono capire perché
i stessi legislatori non potrebbero anche depenalizzare l'aborto:
"IL MESSICO SI È IMPEGNATO A PREVENIRE
IL GENOCIDIO, LA SPARIZIONE FORZATA
DELLE PERSONE (SEQUESTRO), E LA
VIOLENZA CONTRO LA DONNA, MA NON IL
DELITTO DELL'ABORTO. IN CIÒ CHE
RIGUARDA GLI ALTRI DELITTI, GIÀ
ABBIAMO AVUTO MOLTI ESEMPI DI
DEPENALIZZAZIONE DI CONDOTTE
DEFINITE COME DELITTI CHE NON HANNO
CREATO NESSUN PROBLEMA LEGALE. NEL
1991, PER ESEMPIO, È STATO
DEPENALIZZATO IL DELITTO DI
VAGABONDAGGIO. CHE SIGNIFICA QUESTO?
CHE I LEGISLATORI DISPONGONO DI POTERE
SUFFICIENTE PER DEPENALIZZARE LE
CONDOTTE CHE HANNO CESSATO DI AVERE UNA
RIPROVAZIONE SOCIALE".
Ma i stessi magistrati che non sono riusciti a trovare nessun diritto
alla vita protetto dalla legge, sono riusciti a trovare nella
Costituzione messicana e nel diritto internazionale promulgato
dall'ONU diritti sessuali e riproduttivi delle donne alla non
discriminazione per motivo di genere che, secondo loro, chiaramente
stabiliscono che l'aborto deve essere depenalizzato:
"IL COMITATO DEI DIRITTO UMANI
DELL'ONU HÀ DETERMINATO CHE PER
VIABILIZZARE IL DIRITTO ALLA VITA GLI
STATI DEVONO ADOTTARE MISURE POSITIVE
PER ELIMINARE LE MORTE EVITABILI,
INCLUDENDO LE MISURE CONTRO GLI ABORTI
CLANDESTINI CHE PONGONO LA VITA DELLE
DONNE IN PERICOLO. UNA DI QUESTI MISURE
È LA DEPENALIZZAZIONE DELL'ABORTO.
QUEST'OPINIONE FU REFERENDATA
DALL'UFFICIO DELL'ALTA COMMISSIONE DI
DIRITTI UMANI LUIZ ARBUR, CHE SUGGERÌ
CHE SI OMOLOGASSE LA DEPENALIZZAZIONE
DELL'ABORTO NELLA REPUBBLICA
MESSICANA".
I magistrati anche affermarono che è necessario nascere per godere
qualsiasi diritto democratico, motivo per il quale, al contrario delle
donne, nessun nascituro, non appena nel primo trimestre, ma anche
durante tutta la gravidanza, può essere titolare di diritti:
"LA CONVENZIONE AMERICANA DI DIRITTI
UMANI STABILISCE CHE 'TUTTI GLI ESSERI
UMANI NASCONO', NOTATE: 'NASCONO',
'LIBERI E UGUALI IN DIGNITÀ E DIRITTI,
E DEVONO COMPORTARSI FRATERNAMENTE GLI
UNI VERSO GLI ALTRI'. NASCERE PER
COMPORTARCI FRATERNAMENTE GLI UNI
VERSO GLI ALTRI È UN PRESUPPOSTO
ESSENZIALE PERCHÉ CI CONVERTIAMO IN
SOGGETTI DEGNI DI ESERCITARE IL
RISPETTO E LA TUTELA DI TUTTI I DIRITTI
CONSACRATI NELLE COSTITUZIONI
DEMOCRATICHE E SISTEMI DI DIRITTI
UMANI. LA CONVENZIONE SUI DIRITTI DEI
BAMBINI DELL'ONU NON DEFINISCE IL
MOMENTO DOVE SI COMINCIA A ESSERE
BAMBINO, MA APPENA IL MOMENTO QUANDO SI
LASCIA DI ESSERE BAMBINO. QUESTA
REDAZIONE NON È PER ACCASO.
L'INTENZIONE ESPRESSA DEI SUOI
REDATTORI FU QUELLA DI EVITARE
DICHIARARE IL MOMENTO IN CHE OGNUNO
DEVE COMINCIARE A ESSERE CONSIDERATO
BAMBINO PRECISAMENTE PER EVITARE
PIGLIARE PARTITO CONTRO GLI STATI CHE
INCLUDONO NELLA SUA LEGISLAZIONE
IPOTESI LECITE DI INTERRUZIONE DELLA
GRAVIDANZA".
Se, pertanto, solo le donne possiedono diritti, e non i nascituri,
qualsiasi restrizione all'aborto si trasforma in un attentato
discriminatorio contro le donne e una forma di schiavitù. Portando
questo ragionamento fino alle sue conseguenze ovvi, si dovrà non già
permettere, ma si obbligare gli Stati a legalizzare l'aborto durante
tutti i nove mesi della gravidanza:
"L'UGUAGLIANZA RICONOSCIUTA DALLA
COSTITUZIONE GARANTISCE CHE LE DONNE
NON SOFFRIRANNO DISCRIMINAZIONI
LEGISLATIVE. MA DAL MOMENTO IN CHE LO
STATO IMPONE ALLE DONNE UNA
GRAVIDANZA, RESTRINGE UNA SERIE DI
DIRITTI FONDAMENTALI DELLE DONNE, NON
PERMETTENDO LORO DI ESERCITARE
PIENAMENTE LA SUA AUTONOMIA E
CITTADINANZA. LA COSTITUZIONE VIETA LA
SCHIAVITÙ, MA LA GRAVIDANZA FORZATA È
UNA FORMA SI SCHIAVITÙ, PERCHÉ IMPONE
ALLA DONNA UN PERIODO DI GRAVIDANZA
CONTRO LA SUA VOLONTÀ, CON CONSEGUENZE
PER IL RESTO DELLA SUA VITA".
Prima che questa nuova mentalità, per la quale si pretende promuovere
la cultura della morte, si diffonda per tutta l'America, si chiede
di leggere, studiare e divulgare questo messaggio.
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venerdì, 30 luglio 2010