Insicurezza
di Valentina Boldrini
Esistono molte forme di insicurezza e altrettanti motivi che portano ad avvertirla.
Iniziamo col dire che per insicurezza si intende una mancanza di fiducia in sé stessi; si tratta di un disagio psicologico, di un lieve malessere che può portare a conseguenze più o meno gravi.
In una società che bada sempre più all'individualismo e all'emergere del singolo e sempre meno ai rapporti interpersonali, l'insicurezza non è che un risultato scontato. La voglia di essere sempre migliori degli altri, la competizione, il desiderio di primeggiare sul lavoro ma anche nella vita, la precarietà dei valori che oggi, nel 2007, vengono trasmessi ai bambini, ecco, tutto questo non può che condurci ad una crisi dell'identità. Non si è ciò che si è ma si è ciò che gli altri vorrebbero che noi fossimo.
Ognuno di noi nasce in un particolare contesto, sviluppa un preciso carattere e diventa più o meno bravo a far risaltare le proprie doti ma, arrivati all'adolescenza, si comincia ad avvertire il desiderio di essere accettati dagli altri e di essere come loro. Il risultato non è altro che la contraddizione del XXI secolo: l'individuo prevale dopo essersi "assemblato" con tutti gli altri.
La moda, in ogni ambito della vita, mette tutti sullo stesso piano, "veste tutti allo stesso modo" e fa dire a tutti le stesse cose.
Il cercare di essere uguali agli altri giustifica, in un certo senso, i nostri atteggiamenti e allevia le nostre paure; l'uniformarci alla massa ci fa sentire forti, sicuri, o almeno questo è ciò che crediamo, capaci di andare avanti e di affrontare le difficoltà e le incertezze. Ma non solo. Avere modelli da seguire ci toglie il peso delle nostre scelte, ci fa sentire sicuri del cammino che stiamo compiendo, togliendoci la responsabilità delle nostre stesse azioni.
Ciò che non consideriamo però, è che, così facendo, entriamo in un circolo vizioso o, usando una metafora, saliamo su una giostra da cui non è più possibile scendere perché se perfino i nostri genitori ci hanno insegnato ad essere e pensare come gli altri, come si può pretendere che ci siano persone che hanno ancora un briciolo di originalità?
Viviamo nella contraddizione e nel caos, in un'insicurezza ovattata. Nonostante il nostro desiderio di emergere, a scapito degli altri, sappiamo di poterlo fare soltanto tramite l'approvazione di coloro che abbiamo preso ad esempio; se questa non è insicurezza, ditemi voi, qual è!
Da sempre, ci si è confrontati e ci si è misurati gli uni con gli altri ma mai c'è stata una così triste e banale realtà che vede tante piccole fotocopie marciare in un unico senso.
Cinquanta anni fa, un bambino veniva cresciuto con valori talmente profondi che non potevano essere messi in discussione; i bambini sviluppavano coscienze salde e portavano avanti principi più che ammirevoli. Una volta si pensava. Ora no. Ora, ciò che dobbiamo sapere o pensare ci viene servito su un piatto d'argento e noi non possiamo far altro che prenderlo e farlo nostro, come fanno tutti.
Una volta si leggeva, ci si informava, si discuteva, ci si confrontava e tutto questo arricchiva le coscienze; oggi, purtroppo, i media, non lasciano più spazio al libero pensiero e, altra contraddizione, nonostante l'immenso spazio di comunicazione che si è venuto a creare, noi, nel 2007, comunichiamo sempre meno.
Le idee non sono nostre, ma ci sono state trasmesse; le scelte non le facciamo noi personalmente ma qualcun altro le fa per noi; non si legge più quello che si ha voglia di leggere ma quello che vogliono gli altri e tutto questo ci porta a non avere rispetto per i nostri sogni, per le nostre paure, ci porta a non ascoltarci più e ad essere solo e soltanto dei cloni, sicuri nella nostra insicurezza.
Ma come si manifesta?
L'arrossire quando si parla davanti a sconosciuti, il balbettare quando ci si sente a disagio, l'essere aggressivi in situazioni in cui ci si sente attaccati, la violenza, la maleducazione, tutte queste sono manifestazioni di insicurezza e di paura, ormai, purtroppo, molto diffuse, soprattutto nell'età adolescenziale.
Il famoso fenomeno del "bullismo", di cui tanto si è discusso negli ultimi mesi, altro non è se non un tentativo di mostrare la propria forza nei confronti degli altri, sottovalutandone le, spesso gravi, conseguenze.
Ma proviamo ad estendere la nostra analisi al campo sentimentale e attualizziamo ancora di più la nostra riflessione parlando della dimensione a cui si è ridotto il rapporto uomo donna negli ultimi anni, sempre se si può ancora parlare di rapporto.
Beh, oggi, le Chat, i telefonini, gli sms, le e-mail, le videochiamate hanno preso il posto del coraggio di parlare a tu per tu con una persona; sono nati migliaia di contesti virtuali che permettono a tutti di parlare gli uni con gli altri e di farsi ascoltare, ma solo via etere. Le persone timide, poco attraenti, insicure hanno così l'occasione di dar voce alle loro idee e ai loro desideri: hanno l'opportunità di conoscere gente senza più la timidezza o la paura che, in un'interazione faccia a faccia costituirebbe un ostacolo.
I rapporti interpersonali hanno subìto una gravissima perdita di qualità e hanno portato ad un ingannevole aumento della sicurezza di ognuno; dico falso perché si tratta solo di modo per aggirare l'ostacolo, di certo non serve a superarlo. L'insicurezza di fondo può solo aumentare perché più si ricorre a trucchi come questi, più se ne diventa schiavi.
Nella società occidentale le persone che appaiono insicure non hanno possibilità di riuscita; a un colloquio di lavoro, nessuno vuole trovarsi davanti un uomo o una donna titubante così come all'università non si può esitare durante un esame orale. Nel 2007 non c'è spazio per l'insicurezza; va combattuta come se fosse una malattia, senza distinzione di sesso o età. Ognuno di noi è invitato a non sbagliare, a sapere esattamente ciò che fa e a non avere ripensamenti o esitazioni, MAI.
L'insicurezza, è una caratteristica stabile della nostra società: ci costruiamo intorno un muro di finzione, e, alla prima occasione, crolliamo perchè è il nostro modo di vivere che si basa sull'apparire forti e capaci, e non sull'esserlo veramente.
Dappertutto organizzano corsi per recuperare l'autostima o per imparare a parlare in pubblico o per ritrovare l'equilibrio ma, siamo proprio sicuri che possano darci gli altri ciò in cui noi stessi non crediamo?
Ma proviamo a capovolgere il discorso, poniamo la nostra attenzione sul carattere opposto: l'essere sicuri. Cos'è la sicurezza?
Beh, è certamente l'aver fiducia in sé stessi, il credere nelle proprie idee e nelle proprie capacità; questo però è il concetto di sicurezza da un punto di vista rispettabile e forse un po' utopico perché in realtà, sicurezza può anche significare non farsi mettere i piedi in testa, può essere sinonimo di forza e può anche trasformarsi in un'eccessiva autostima e, di conseguenza, in un'incapacità di capire le motivazioni e le idee degli altri, di mettersi al loro posto.
Come in ogni cosa, la via di mezzo è forse la giusta posizione anche se oggi, la mia esperienza personale, mi spinge a dire che si hanno fondamentalmente due estremi: da una parte ci sono coloro che ostentano sicurezza ma che in realtà non fanno che fondersi con il resto della comunità, stiamo parlando della maggior parte delle persone, soprattutto di quelle molto giovani; dall'altra ci sono coloro che credono di aver raggiunto l'apice e che, accecati dall'ego, non sono più in grado di vedere oltre loro stessi.
Non mi resta che tirare lo somme di quanto detto fin'ora.
Per rimediare al disfattismo con cui ho affrontato l'argomento, posso concludere dicendo che ritengo che ognuno abbia la possibilità di riscattarsi e l'intelligenza per capire quand'è il momento di farlo, di trasformare cioè la sua insicurezza censurata in un sicuro e onesto modo di essere. Ognuno di noi ha la possibilità di decidere se vuole davvero essere il timido e ignorato studente dell'ultima fila o se vuole prendere parte alla lezione partecipando attivamente; possiamo scegliere se prendere in mano il coraggio che abbiamo e mutarlo in fiducia in noi stessi o se fingere che questo sia già avvenuto e continuare ad appropriarci di mode e idee appartenenti a qualcun altro.


venerdì, 30 luglio 2010