La guerra del Kivu
Emergenza Congo
Alcune testimonianze raccapriccianti sulla sporca ed intricata guerra del Kivu
Parla Aniceto Battani,
Presidente Associazione Comunità Mamma della Pace di Modena
“Il 22 settembre scorso mi trovavo all’aeroporto di Goma alle ore 12 per attendere l’aereo che, nel contesto del Pellegrinaggio, mi doveva portare a Butembo, ma, nonostante le varie assicurazioni, che l’aereo era in volo e sarebbe arrivato da un momento all’altro, atterrò solo alle 17, pochi minuti prima che l’aeroporto chiudesse per i voli civili. Ho passato quindi cinque ore nella sala d’imbarco.
Un’ampia vetrata mi permetteva di vedere tutto ciò che accadeva sulla pista. Era un continuo atterrare e decollare di aerei, alcuni dell’ Agenzia Onu, Caschi Blu, altri anonimi. Proprio davanti a me potevo osservare alcuni grossi aerei che scaricavano pesanti casse di legno dentro le quali, senza grande immaginazione, vi erano armi e munizioni da guerra. Le casse poi, venivano frettolosamente caricate su camion militari sotto il controllo dei Caschi Blu.
Mi sono chiesto da dove venissero ed a chi fossero destinate queste armi, scaricate in così gran numero, non certamente all’esercito regolare congolese che ha scarpe rotte, divise lacerate e, da quattro mesi, non riceve nemmeno la sera paga mensile di 10 dollari e tanto meno agli alleati Mai-Mai che in alcuni casi usano armi rudimentali; ma neanche ai Caschi Blu che hanno il compito, col loro contingente di 7.000 uomini di semplice osservatori non avendo alcun mandato di intervenire in azioni belliche. In cinque ore sono stati scaricati almeno quattro grossi aerei.
Giro la mie domande ad un passeggero di Goma che mi era accanto a me, anche lui in attesa dell’aereo. Costui, con molta tranquillità, mi dice che spesso l’aeroporto di Goma viene chiuso per dare spazio a questi carichi di morte e che la maggior parte delle armi sono destinate al Generale congolese, dissidente, Nkundaed ai suoi compagni, appoggiati dal vicino Rwanda e che da anni saccheggiano le montagne attorno a Goma spogliandole dei suoi minerali più preziosi: coltan , casserite, diamanti, oro, uranio coi quali possono pagare le costose armi che provengono certamente da altri paesi dove risiedono le grandi multinazionali. Sono proprio queste ultime che hanno l’interesse a fomentare la guerra, a mantenere l’instabilità nella regione attorno ai giacimenti minerari, infatti, nel disordine e quando lo Stato sovrano è completamente assente, è più facile fare i propri interessi privati. Mi informava, tra l’altro, che il Generale Nkunda possiede proprio a Goma i due distributori di benzina più importanti. Questo signore poi, precisava che del traffico illecito dei minerali, che partono per destinazioni sconosciute, sono a conoscenza non solo tutti gli abitanti di Goma, ma anche quelli di tutta la martoriata regione del Kivu e le stesse autorità governative…
Di giorno arrivano le armi, e di notte, partono aerei carichi di minerali preziosi per destinazioni ignote.
Il mio interlocutore, molto informato, affermava che l’80% della produzione mondiale di coltan, minerale rarissimo ed indispensabile per lo sviluppo della tecnologia del computer, telefoni cellulari, apparati di missili e di satelliti, viene estratto in Congo e soprattutto nel Kivu. Il coltan, oggi, è più prezioso dell’oro e dei diamanti, viene esportato clandestinamente ed è la causa principale dell’inizio ostilità con il Rwanda.
Terminava poi le sue importanti informazioni, facendomi notare che tutti i conflitti si svolgono nei corridoi economici e nelle zone dove si estrae questo minerale e che l’esercito di Nkunda, grazie ad aiuti che vengono da lontano, e che alimentando così l’industria delle armi, è ben equipaggiato e con 4.000 uomini, si permette di sfidare l’intero esercito congolese di circa 100.000 uomini. Un esercito, quello congolese, non equipaggiato, senza paga, spesso affamato e molto sfiduciato. Ringrazio l’ignoto e gentile signore per le preziose informazioni e faccio una riflessione.
Ma se le armi entrano illegalmente e vengono pagate con i minerali preziosi rubati al Congo, a questo punto mi chiedo, come mai lo Stato è completamente assente e le autorità congolesi non intervengono per sanare questa situazione che ha dell’incredibile? Come mai Il Generale ribelle Nkunda si permette di gestire i due distributori più importanti nella stessa città di Goma e, nonostante diversi mandati internazionali di cattura per crimini di guerra contro l’umanità gli è concesso di gironzolare indisturbato, dove vuole, senza che venga arrestato e questo anche per le vie di Goma? Potrebbe venir arrestato con facilità in qualsiasi momento. Come mai ciò non avviene?...
Domande inquietanti che fanno capire come, a ragione, l’Arcivescovo di Bukavu, Sua Eccellenza Mons. François_Xavier Maroy Rusengo, come da notizia diffusa recentemente da Radio Vaticana, sia duramente intervenuto scrivendo una lettera aperta ai primi di novembre 2008, al neo-eletto Primo Ministro congolese. Il Presule che è anche l’Ordinario della
Diocesi dove risiedono due Comunità Mamma della Pace, denunciava apertamente, tra l’altro, che: “…iI dramma congolese ha delle implicazionieconomiche e politiche a livello internazionale, nazionale e locale”. Da questo è chiaro che la guerra del Congo non è una guerra di etnie, come si vuol far credere, bensì di grandi interessi per lo sfruttamento delle enormi ricchezze del suo sottosuolo; una guerra che coinvolge diversi paesi stranieri con le loro multinazionali. Ma la Comunità internazionale tace… Ironia della sorte: sono proprio le enormi ricchezze naturali che rendono il Paese sempre più povero
Per saperne di più: Comunità Mamma della Pace, o visita il sito www.comunitamammadellapace.org


venerdì, 30 luglio 2010