L'economia del debito sovrano
di F.M. Vicedirettore di P & F
Crescenti ed imponenti manifestazioni di piazza, stanno caratterizzando l'area europea e mediterranea, in questa seconda decade del XXI secolo. Per lo più pacifiche, a tratti folkoristiche, a tratti rabbiose, stanno "colorando" con diverse tinte, una crescente forma di dissenso verso il potere precostituito.
La moderna "Guerra del Pane", che ha insanguinato la tunisia e si è propagata fino al medio oriente, porta alla mente la famosa frase attribuita a Maria Antonietta, "Dategli le brioches" indirizzata al primo ministro mentre la avvisava sulla scarsità del pane per il popolo, prossimo a scatenare la Rivoluzione Francese.
Tuttavia sebbene di grande potenza evocativa, la Rivoluzione Francese fu primariamente causata dalla scelta del sovrano Luigi XVI che impose tasse ad ogni ceto sociale, tra cui nobiltà e clero che però ne risentirono solo in minima parte. Le nuove imposte continuarono a gravare solamente sul terzo stato e non furono quindi in grado di contrastare il deficit del Paese, facendo aumentare il debito pubblico per tutto il XVIII secolo.
Si era nel 1790 anno più anno meno, a distanza oggi di più di 200 anni, il debito pubblico continua a far saltare teste, anche se , fortunamente, ora l'invenzione di Monsier Guillotin ha perso l'appeal di una volta.
Possibile che in più di 200 anni, passando dalla rivoluzione industriale ed arrivando alla attualissima rivoluzione nella comunicazione non è stato elaborato un concetto alternativo di macro-economia che potesse surrogare gli effetti nefasti di una teoria del debito che vede nella fine del soggetto (l'insolvenza assoluta) il suo massimo compimento?
Alla fine del 2010 in Italia il debito pubblico ammontava a 1.843.015 Milioni di Euro, mentre il PIL (Prodotto Interno Lordo, ovvero la ricchezza da noi prodotta) ammontava a 1.548.816 milioni di Euro. Questa equivale a dire che una volta che ho "restituito tutta la ricchezza prodotta" sono ancora in debito di 294.199 milioni di Euro. Ma se restituisco tutto, con cosa mi sostengo e con cosa pago il restante debito? "Colui" che ha prestato questi Euro al nostro Stato però è generoso e suggerisce di emettere Titoli di Stato, ovvero finanziare il debito con l'emissione di altri debiti. Questa pratica è aumentata, perchè sono aumentate le richieste da parte del "creditore di stato", di rientrare nel debito. L'aumentata frequenza di questa richiesta non è supportata però da una aumentata richezza prodotta (PIL). Secondo questo meccanismo "vizioso" , per poter restituire il debito lo stato e quindi i cittadini, dovrebbero produrre in un lasso di tempo, più ricchezza di quello che possiedono. Limitandoci ad analizzare dal punto di vista aritmetico questa situazione, e volutamente dimenticando che il valore della moneta non rappresenta più la ricchezza reale in termini di risorse e prodotti, ci si potrebbe aspettare che il creditore possa offrire al debitore una condizione che sia "pagabile", ovvero che il tasso di interesse di un nuovo debito sia inferiore al tasso di crescita del PIL. Ma vediamo cosa succede ai giorni nostri.
Oggi è possibile toccare con mano la situazione greca. La Grecia nel 2008 aveva il rapporto Debito/PIL a 110,7, nel 2009 127,1, nel 2010 142,8 (in termini percentuali). Un aumento crescente che sta a significare esattamente che la ricchezza prodotta è assolutamente insufficiente. Ma cosa fa il nostro creditore? Semplicemente il nostro creditore dice che il debitore è "spazzatura", usa come riferimento le agenzie di rating, indipendenti ed al di sopra di ogni sospetto, agenzie che fanno valutazione dello stato del debitore. E' notizia del 13/6/2011 che l'agenzia internazionale Standard & Poor's ha tagliato il rating della Grecia da 'B' a 'CCC'. Questo significa che i titoli di stato emessi dalla Grecia non sono "interessanti" e che per poter essere tali deve essere aumentato il tasso di interesse. Considerando che nel 2010 il PIL Greco è diminuito (-4,5%), si capisce come l'aumentare di questa forbice possa condurre alla fine del debitore, e quindi al completo compimento della teoria del debito. Notizie come la vendita dello stato di suoi possedimenti a privati, stanno certificando la fine del debitore Grecia con buona pace dei suoi cittadini che "acquistati" insieme alle terre finiranno col divenire sudditi o servi della gleba.
Sotto quest'ottica è facile prevedere quale sia il prossimo paese per lo shopping internazionale. L’ultimo covered bond emesso da Banco Santander dimostra come più del nome prestigioso di un istituto contino le reali condizioni di salute del paese di appartenenza: non è infatti un mistero che la Spagna stia vivendo un momento difficile dal punto di vista finanziario, dunque non deve sorprendere più di tanto se questo prodotto non abbia ricevuto l’interessamento che ci si poteva aspettare a un primo impatto. Ma soltanto il 50% del valore totale (circa un miliardo di euro) è stato acquisito dagli investitori obbligazionari.
Siamo abbastanza certi di vedere a breve qualche agenzia di rating anglofona, dire che anche la Spagna è un pò "spazzatura".
Di fronte a tutto questo il parlamento europeo si muove, con passi da pachiderma, ma si muove. I deputati hanno chiesto che le agenzie di rating siano ritenute civilmente responsabili per il loro rating, sollecitato la creazione di una Fondazione europea di rating creditizio e auspicano una particolare attenzione al rating del debito sovrano. Le nuove regole per le agenzie di rating del credito dovrebbero inoltre chiarire i loro metodi di lavoro, stimolare la concorrenza e ridurre la dipendenza sui rating esterni.
Informazioni su questa risoluzione ancora non legislativa sono reperibili qui:
I testi adottati saranno disponibili qui (selezionare 8 giugno 2011) Registrazione video del dibattito (selezionare 6 giugno 2011)
People from icelandLe armi di cui dispongono alcuni volenterosi deputati, non sono certe le armi di cui dispongono i creditori del mondo, tuttavia c'è sempre un esempio ed un lieto fine. C'è chi quantomeno si è ribellato alla dottrina del debito sovrano e sta proponendo al mondo una nuova soluzione. E' l'Islanda che in un referendum consultivo nazionale col 93% di NO ha deciso di sottrarsi alla dottrina del debito ed ora si sta ricostruendo.
http://www.corrierecomunicazioni.it/news/83380/in_islanda_la_nuova_costituzione_nasce_grazie_ai_social_network


giovedì, 23 febbraio 2012