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 venerdì, 30 luglio 2010

Mobbing... Dall'ansia all'arte

Mobbing... Dall'ansia all'arte
Un racconto, una poesia, un quadro


di Simona Delle Donne

mobberEra alto, magro e allampanato. Era calvo e gravemente miope. Parlava poco e aveva pochissimi amici. Eppure era riuscito a sposarsi e ad avere ben tre figli uguali a lui! Da non credersi! Era il classico dipendente statale vecchio stile, inchiodato ore ed ore ad una scrivania sulla quale troneggiava un gigantesco monitor, da cui non voleva separarsi mai, nonostante l’ingombro e i problemi tecnici dei quali soffriva. Odiava le novità: lo mettevano in agitazione, persino quelle positive!
Le giornate lavorative, sempre uguali, trascorrevano lentamente. Alle 10 in punto, come un orologio svizzero, dal lunedì al venerdì, si incontrava con un collega al punto ristoro del piano terra, per scambiare due chiacchiere sul lavoro o sulle proposte di legge in materia di pensione, mentre, all’ora di pranzo, consumava velocemente un panino passeggiando in solitudine, lungo le vie meno frequentate dell’isolato.
A prima vista si sarebbe potuto credere un buon diavolo, un tipo innocuo come tanti altri, che non avrebbe fatto male nemmeno ad una mosca, invece, analizzando meglio il suo recente passato, sarebbe emersa senz’altro la sua doppia personalità, cioè quella del perfetto mobber, ben celata sotto gli abiti eleganti, che amava indossare.
A qualcuno, forse, questo nome straniero non risulterebbe chiaro: potrebbe considerarlo un mestiere o un hobby; si chiederebbe se fosse necessario l’uso di qualche attrezzo specifico o l’applicazione di determinate conoscenze; se occorresse una licenza per praticarlo, uno specifico titolo accademico, oppure, ancora, una determinata autorizzazione! Certo non è facile descrivere un mobber a mente fredda, soprattutto quando non si è sperimentato il fenomeno: molti sono convinti del fatto che sia necessaria una certa predisposizione naturale, una freddezza ed un cinismo innati, ma poi la vita, propria ed altrui, insegna che l’allenamento trasforma anche i più deboli in spietati protagonisti, con risultati eccellenti in termini di danni alle persone circostanti. Nel suo caso, la coscienza, inspiegabilmente, si era addormentata subito, appena Silvia era entrata nel suo ufficio! Già al momento delle presentazioni, chissà che cosa era scattato nella sua mente al vedere quella bella ragazza straniera, decisa, disinvolta, loquace e, indubbiamente, più preparata culturalmente di lui! Aveva notato con preoccupazione il modo in cui il suo superiore l’aveva introdotta, sciorinando le sue numerose referenze e aveva subito temuto che fosse stata assunta per sostituirlo, per marginalizzarlo, prima ancora del pensionamento.

mobber, locandinaEra accaduto un fatto analogo a un suo caro amico, che era stato vittima di angherie e umiliazioni di ogni genere proprio a causa di una giovane donna, a cui il suo capo aveva concesso il trasferimento ponendogliela accanto, con il pretesto di aiutarlo per il disbrigo delle pratiche più urgenti e più gravose, e che, poi, aveva finito per comandarlo a bacchetta e rubargli tutti i meriti! Meglio prevenire che curare, si disse un giorno, e decise di difendere il suo lavoro, la sua dignità e il suo prestigio con le unghie e con i denti, a qualunque costo, cioè al costo di diventare anche una persona completamente diversa, finanche condannabile. Così, invece di attendere gli eventi, scelse subito l’attacco, senza alcun indugio e senza alcun motivo. Nella sua mente, aveva già programmato un piano perverso e pericoloso: aveva incominciato a individuare tutti i più piccoli difetti della collega e i suoi comportamenti più ridicoli, che poi narrava gonfiandoli a una fidata pettegola, che lavorava nell’ufficio accanto, allo scopo di originare e alimentare malignità, rendendole così difficile l’inserimento nel nuovo ambiente lavorativo. Naturalmente, lui si occupò, in prima persona, di altri piccoli particolari importanti: ad esempio, evitò con cura di informarla a proposito delle regole di convivenza non scritte, ma codificate e rispettate con cura da tutti i colleghi del servizio: così Silvia, inconsapevolmente, mancò a un party importantissimo, che le avrebbe consentito di conoscere e farsi conoscere dai suoi superiori; fu giudicata un’inguaribile avara, perché non partecipò a una raccolta di fondi a favore di un’associazione di volontariato locale; divenne oggetto di battute salaci, perché ad alcune cerimonie indossava abiti troppo appariscenti ecc...

mobberdet : sculpture murale de Tassou,composèe de disques durs, cd rom, waffewrs, testboard.Nonostante l’esplicito desiderio dei superiori di farli lavorare insieme, lui evitava accuratamente di farle conoscere le pratiche in modo dettagliato, affinché non apprendesse il know how necessario per il loro corretto svolgimento, pertanto il suo rendimento ne soffrì, risultando sempre insufficiente in confronto alle aspettative, ed i dirigenti, da lui tempestivamente e adeguatamente malinformati, seguivano con preoccupazione l’evolversi degli eventi. Infatti, in occasione di incontri riservati con i responsabili, che desideravano essere aggiornati al riguardo, lui non mancava mai di denigrarla, affermando che bellezza e acume difficilmente convivono e, con affermazioni calunniose, che svilivano Silvia trasformandola in una persona incapace, evidenziava il danno procurato all’Ente da assunzioni inadeguate.
Il suo comportamento aveva contagiato anche gli altri colleghi, i quali, come se nulla fosse, avevano adottato un analogo atteggiamento di esclusione. Pur avendo condiviso lo stesso spazio e respirata la stessa aria, dopo i primi mesi, nessuno di loro si era chiesto o preoccupato del fatto che la ragazza non partecipasse più alle riunioni, che nessuno più le telefonasse e non le venisse consegnata la corrispondenza, che il capo non la nominasse mai e che non la si incontrasse più nei corridoi! Pettegolezzi e maldicenze le avevano reso l’ambiente davvero ostile ed anche le colleghe più gentili e premurose, dopo poco tempo, avevano imparato ad ignorarla. In poche settimane era come morta, inspiegabilmente, per tutti e l’avevano letteralmente ed impunemente già sepolta, mentre ancora era lì in ufficio con loro! Le azioni di lui erano state tutte davvero molto efficaci: doveva proprio aver letto il manuale del perfetto mobber! Dopo un anno, Silvia, dimissionaria, aveva inforcato le scale tra le lacrime. Lui aveva rimosso già tutto e addirittura aveva avuto il coraggio di perdonarsi: cioè di perdonare a se stesso tutto il male che aveva cagionato per mesi ad una ragazza rimasta sconosciuta!
Silvia, dal canto suo, non aveva certo bisogno di un’altra esperienza dolorosa, stante la sua latente depressione, causata dalla morte recente del fratello e dalla lontananza degli anziani genitori, perciò resistette soltanto dodici mesi a quell’inferno, soffrendo, in particolare, a causa dell’abbandono e del tradimento di tanti amici, in realtà solo apparenti. Fortunatamente, la sua dolce metà poteva definirsi come l’uomo della provvidenza: infatti, era gentile e profondo, sensibile e generoso. Così, di comune accordo, avevano scelto di resistere e di opporsi a tali ostacoli, in nome della giustizia, per far riconoscere i diritti dei lavoratori illegalmente emarginati, come Silvia. Purtroppo tutto questo ardore durò poco, perché la ragazza, al fine di acquisire un po’ di serenità ed evitare più gravi ripercussioni negative sulla sua salute, fu costretta a dare le dimissioni dopo soli 365 giorni, sebbene in mancanza di ulteriori prospettive lavorative!
Così prevalse ancora l’egoismo e il crudele protagonista rimase impunito!
Colpisce constatare quanta capacità distruttiva può scatenarsi nell’uomo, se questi decide di dare ascolto alle sue bramosie di potere e di successo, che, come sirene del male, addormentano le coscienze con alibi insensati
.

Mobbing e Poesia

senza titolo

Sono tra le ali del vento,
mi rapisce la sua forza.
Le onde del mare
frusciano e portano
lontano i pensieri.
Giaccio nel fresco
dell'acqua che porta
con sè tutto il male.

Giovanna Nigris
sisu creations



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