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 domenica, 5 febbraio 2012

Riflessioni sull'Anno Paolino

Don Giacomo Morandi sulla Lettera ai Romani

Riflessioni sull’Anno Paolino

di Simonetta Delle Donne

Saint PaulValentin de Boulogne (ca 1594-1632) or Nicolas Tournier (1590-1638), Saint Paul Writing His Epistles (1620), oil. Blaffer Foundation Collection, Houston, TXL’ultima lezione del ciclo di conferenze sulla Lettera ai Romani, che ha avuto luogo a Modena, in Cattedrale,  avrebbe dovuto avere un tono meramente esortativo, secondo le intenzioni esplicitate dal relatore, Don Giacomo Morandi, invece, si è rivelata una sorta di rimbrotto - sotterraneo, sapiente e salutare - nonostante le molteplici battute scherzose, introdotte tra un versetto biblico e una citazione letteraria. In accordo con il tempo liturgico quaresimale, il biblista ha, innanzitutto, consigliato di rileggere alcune pagine della Sacra Scrittura , con animo contrito, poiché la superbia purtroppo è frequente proprio tra i cristiani praticanti, quelli più attivi, che rischiano di sentirsi già perfetti!
Ma lo spirito paolino viene esplicitato in maniera eccellente nell’ interpretazione di Don Giacomo Morandi,  durante la lezione  in Cattedrale; l’uomo spirituale paolino è il cristiano d’hoc, quello vero-stabile-coraggioso, che può vivere indifferentemente a Gerusalemme o a Babilonia, poiché è sollecitato-guidato-educato dall’interno, dallo Spirito Santo: nel capitolo n.8 della Lettera ai Romani, che presenta la vita cristiana nella sua completezza, il termine “pneuma” appare ben 19 volte! Sin dal giorno del Battesimo, lo Spirito Santo abita nel cristiano e ne influenza-cambia-condiziona-indirizza tutti i suoi pensieri e le sue azioni (frutto dello Spirito Santo: Gal 5,22)! Il Primo Sacramento sostituisce l’eredità di Adamo con l’eredità di Cristo, rendendo i beneficiari Figli di Dio, ma purtroppo si tratta di un ruolo non compreso a sufficienza, che molti rinnegano volentieri, assumendo quello più degradante di servo, di certo meno responsabilizzante: così nella parabola del Padre Misericordioso,  i figli non sono mai stati veri figli, né il minore ribelle, né il maggiore conformista, a riprova del fatto che ogni uomo, a vario titolo, è perennemente in fuga da Dio! Ora che siamo sotto la legge dello Spirito, non si tratta più di osservare un comando, una legge che viene dall’esterno, quand’anche questa si rivelasse buona ad esempio nell’insegnamento  delle beatitudini  , poiché tutto è superfluo per l’uomo spirituale, che docilmente segue Cristo e che, quindi, per libero assenso, giunge ad amare Dio e il prossimo : si potrebbe dire che l’uomo percepisce l’amore di Dio e ne è attratto-sedotto (principio di attrazione che si oppone a quello opposto di costrizione). Don Giacomo ha, poi, dichiarato a questo proposito che nell’Antico Testamento era già contenuto il suo superamento e ne sono esempio emblematico alcune pagine, in cui si preannuncia una nuova alleanza  e un nuovo cuore . Certamente Paolo non ama le mezze misure e forse oggigiorno sarebbe considerato troppo integralista: infatti, rinuncia alla logica del compromesso, non si lascia sedurre dal quieto vivere e condanna addirittura la tristezza, che giudica quale lusso vietato ai cristiani. Allora, con pazienza dobbiamo raccogliere i pezzi della nostra vita e riordinarli, togliere i residui dell’uomo vecchio, rinunciare a vivere secondo natura (che per Paolo significa morire), consapevoli del fatto che ogni uomo è formato di anima, psiche e Spirito Santo, che è e deve rimane sempre al centro. Proviamo a riposizionare, quindi, lo Spirito al centro della nostra vita, riconoscendoGli il ruolo che gli è proprio! Lamentarsi per le croci, che Dio permette al fine di purificare il cuore dell’uomo e predisporlo a ricevere nuovi doni, non è solo inutile, è anche dannoso per tutti!

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