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 venerdì, 30 luglio 2010

Tributo al King of pop

Ricordando Michael Joseph Jackson (1958-2009)


di Roberta De Tomi



michaelLa morte di una stella, non fa dimenticare la luce con cui è riuscita ad abbagliare chi l’ha vista. Né cancella la scia che ha lasciato dietro di sé al suo passaggio. Così, noi, generazione nata nei primissimi anni Ottanta, non potremo dimenticare le suggestioni di quello “strano” passo fatto  all’indietro, quasi sfidando la forza di gravità. A eseguirlo un giovane artista, chiamato Michael Joseph Jackson, meglio noto come “Jacko” o King of Pop. Ricordo quando, tra i banchi di scuola un amico imitava i suoi “tic”. Quando ci stupivamo alla vista del trucco del morphing in Black or White. Qualcosa che ci ricordava la magia fatta da una delle protagoniste dei cartoni animati in voga in quegli anni (Creamy, Magica Amy, Evelyn, Stilly), ma che invece era il frutto dei prodigi della tecnologia.
Ricordo quando con le amiche rimanevamo incollate allo schermo a osservare i suoi movimenti e tutti dicevano “Non può essere umano!”. E invece Michael Jackson era un essere umano. Un artista costretto a crescere prima, per poi tornare nuovamente bambino. Una persona che non ha saputo nascondere le proprie fobie e le proprie fragilità, tanto vituperata quanto adorata.
Ma resta l’esempio che ha portato a molti ragazzi della mia generazione. Nei corridoi della scuola, si improvvisavano vere e proprie gare di ballo ispirate a lui. E la stessa voglia di ballare, ce l’ha trasmessa proprio lui, maestro che - sia ben chiaro - ha appreso da altri maestri coreografi i suoi passi.
Ogni settimana non mi perdevo mai il numero di una rivista adolescenziale che parlava sempre di lui. E raccoglievo qualunque foto o articolo che lo riguardava. Con trepidazione ho seguito le accuse di pedofilia, raccogliendo anche l’altra versione  dei fatti, quella meno diffusa, per dare più spazio alle morbosità e alla malignità.
Ho seguito con curiosità le vicende della vita privata, la sua infanzia difficile, se non negata, le voci sulla presunta omosessualità… ma a me importava soprattutto dell’artista. Di quello che sapeva trasmettere. Delle innovazioni che ha introdotto nel mondo della musica (il modo di usare l’immagine per promuovere la musica, l’impiego del morphing).  Di quello che ha rappresentato per un’epoca. Da lui hanno presso esempio le nuove superstar del pop: Justin Timberlake, Britney Spears, Lady Ga-ga, Usher, e l’elenco è lunghissimo.
michael2Non ho mai assistito a un concerto di Michael, e questo è per me un grande rammarico. Ma la passione che mi  ha trasmesso, ho cercato di farla mia, influenzandomi persino nel modo di scrivere. Molta dell’ ispirazione per racconti e storie nasce da una sua canzone. Diversi racconti, molti dei quali ancora nel cassetto, sono ispirate anche a lui. Da lui ho ereditato la visione dell’arte intesa come qualcosa che racchiude diverse discipline. Così per me nella letteratura ci può essere musica e - perché no? - danza e immagine. Da lui ho imparato a fare qualche passo di danza… ma soprattutto ho imparato a divertirmi ballando.
Di Michael restano talmente tanti ricordi, legati soprattutto all’adolescenza, che non riesco a raccontarli tutti. Lo spazio non è sufficiente, e forse le parole non riescono ad esprimere bene tutto quello che vorrei dire, complice anche una notizia che mi ha colta alla sprovvista. Posso però dire questo. Della star americana restano le canzoni.  Resta quel Man in the mirror che c’invita a guardare dentro noi stessi per migliorare il mondo e cominciare a vivere davvero. Resta l’invito a curare il mondo (Heal the world) per i nostri bimbi. Restano i ritmi scanzonati di una vita che si è sempre saputa esprimere come musica. Perché la musica era la vera ragione di vita di Michael Jackson. E per ognuno di noi, c’è sempre una passione per cui vale la pena continuare a lottare.
Ciao Michael Joseph Jackson…    

Da vedere:
http://www.youtube.com/watch?v=W61Q-EZ8R7M&feature=fvst



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