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RDC: une faction du CNDP déclare la fin de la guerre
Thomas Fessy
Lors d’une réunion tenue vendredi à Goma en présence du ministre congolais de l’Intérieur et du chef de l’armée rwandaise, cette faction dissidente du mouvement rebelle s’est mise à la disposition de l’armée congolaise et s’est dite prête à participer au plan conjoint, signé en décembre dernier entre le Congo et le Rwanda, contre les milices hutu-rwandaises des FDLR. Il coraggio della verità
Una lettera aperta dell’Arcivescovo di Bukavu
S.E. François-Xavier MAROY
Dall' Associazione Comunità Mamma della Pace di Modena
Sua Eccellenza scrive una coraggiosa lettera aperta al Caèo del Governo che denuncia chiaramente i mali che affliggono il Congo, prospettando alcune soluzioni . RDC: une faction du CNDP déclare la fin de la guerre
Thomas Fessy
Lors d’une réunion tenue vendredi à Goma en présence du ministre congolais de l’Intérieur et du chef de l’armée rwandaise, cette faction dissidente du mouvement rebelle s’est mise à la disposition de l’armée congolaise et s’est dite prête à participer au plan conjoint, signé en décembre dernier entre le Congo et le Rwanda, contre les milices hutu-rwandaises des FDLR.
"Nous déclarons la fin des hostilités entre le CNDP et les FARDC", a indiqué le chef d’Etat-major de la rébellion, le général Bosco Ntaganda.
Dans une déclaration signée par les huit principaux colonels du commandement militaire du mouvement, et lue en présence du ministre congolais de l’Intérieur et du chef de l’armée rwandaise, Bosco Ntaganda met à la disposition des FARDC – l’armée congolaise - toutes les forces combattantes du CNDP en vue, précise-t-il, de leur intégration au sein de l’armée nationale.
Pour ce faire, il demande à Kinshasa de mettre en place une commission conjointe tandis qu’il réaffirme son attachement au processus de paix engagé entre les autorités et le CNDP.
Si on ne sait pas encore combien de combattants seraient concernes ainsi que les modalités d’une telle intégration dans les forces armées, le ministre de l’Intérieur, Célestin Mbuyu Kabango, a favorablement accueilli la déclaration.
Sous le coup d’un mandat d’arrêt de la Cour Pénale Internationale, Bosco Ntaganda a, par ailleurs, indiqué que les forces du CNDP étaient prêtes à participer au plan conjoint signé le mois dernier par le Congo et le Rwanda pour mettre fin é l’activité des milices hutu-rwandaises des FDLR, dont certains chefs ont participe au génocide de 1994 au Rwanda.
Il a également appelé le gouvernement congolais à créer les conditions pour permettre aux réfugiés Congolais se trouvant à l’étranger de revenir en RDC.
Interrogations
Les cadres du mouvement rebelle fidèle au chef principal, Laurent Nkunda, n’ont pas souhaité commenter l’annonce de l’état-major.
L’un d’entre eux, qui a préféré garder l’anonymat, a, cependant, indiqué que leur réaction serait probablement connue au cours du week-end.
Il a néanmoins démenti toute division au sein du CNDP et a nié l’existence d’un nouveau comité politique mis en place par les proches du général Bosco Ntaganda.
Par ailleurs, alors que les négociations sous médiation internationale ont été suspendues à Nairobi, ce dernier développement pourrait compliquer un peu plus la donne et mettre la pression sur la délégation rebelle pour signer une cessation complète des hostilités.
Il est cependant difficile de savoir combien de combattants soutiennent l’initiative du chef d’état-major et si Laurent Nkunda a encore assez de pouvoir sur un mouvement clairement divisé.
Thomas Fessy
BBC Afrique, Kinshasa
Il coraggio della verità
Una lettera aperta dell’Arcivescovo di Bukavu
S.E. François-Xavier MAROY
Dall' Associazione Comunità Mamma della Pace di Modena
Sua Eccellenza scrive una coraggiosa lettera aperta al Caèo del Governo che denuncia chiaramente i mali che affliggono il Congo, prospettando alcune soluzioni .
QUALI PROSPETTIVE PER LA PACE NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO
Lettera aperta Indirizzata a Sua Eccellenza Signor Adolphe MUZITO, Primo Ministro e Capo di Governo della Repubblica Democratica del Congo, di recente nomina e di passaggio a Bukavu
“Egregio Signor Primo Ministro,
è per noi una grande gioia accogliervi nel Sud-Kivu, dopo meno di una settimana dalla vostra investitura e per la prima volta, da quando siete stato messo alla guida del nostro Paese. Questa presa di responsabilità ci incoraggia e ci conforta.
La concomitanza di alcune circostanze, ha permesso di essere tra i primi beneficiari delle vostre missioni all’interno del paese. La vostra presenza qui suscita un’immensa speranza per la popolazione, che aspetta di conoscere la risposta del Governo alla crisi che tormenta il paese in generale e l’Est in particolare.
Come ben sapete, il 28 agosto 2008, hanno ripreso le ostilità nel Nord-Kivu che rischiano di infiammare di nuovo tutto il paese e di riportarlo al punto di partenza. Ciò, causerebbe così più di 5.000.000 morti per niente, la spesa di 1 miliardo di dollari all’anno alla MONUC* qui da 6 anni e 500.000.000 $ di spese elettorali gettate al vento. E, il calvario del popolo congolese continua… Da una parte questo popolo è decimato e in grande confusione, dall’altra regna la più grande tranquillità. Perché? Il dramma congolese ha delle implicazioni economiche e politiche a diversi livelli: a livello internazionale, nazionale e locale.
A livello internazionale
La Repubblica Democratica del Congo è in guerra dal 1998. Questa guerra si è rivelata come una guerra di “predazione” regionale e internazionale. La difficile gestione delle ambizioni politiche degli attori congolesi costituiva solo dei fenomeni secondari.
È quello che risulta da uno studio delle Nazioni Unite sul saccheggio delle risorse naturali della Repubblica Democratica del Congo. A causa dell’oro, del diamante o del coltan, popolazioni intere sono decimate, le loro abitazioni occupate, distrutte o incendiate da bande armate congolesi spesso chiaramente sostenute da eserciti stranieri, con delle ramificazioni internazionali ancora più estese di quanto si possa immaginare.
Un doppio processo alla Corte Internazionale de L’Aia fornisce chiarimenti su questi fatti: Uganda e Ruanda erano in particolar modo accusate. Ma non è stata veramente resa giustizia al Congo, almeno fino ad ora, nei confronti dei suoi confinanti, servitori di un gruppo di predatori internazionali, identificati dal Panel delle Nazioni Unite sulle reti di saccheggio delle risorse naturali del Congo.
Tra le proposte prese in considerazione dalle diverse cancellerie per risolvere la questione, si pensa ad un vertice a Nairobi. Ma sarebbe necessario prendere in considerazione un altro vertice che riunisse gli Stati Uniti, l’Unione Europea ed alcuni paesi del Sud-Est asiatico alfine di regolare i loro problemi in funzione dei loro personali interessi strategici, economici e anche fondiari che alimentano le tensioni omicide nella regione del Kivu in generale e nel Congo in particolare. Si risparmierebbe così la morte di innumerevoli contadini e ci sarebbero meno criminali, cosa che alleggerirebbe ugualmente la missione alle associazioni umanitarie e favorirebbe l’azione degli investitori.
A livello nazionale
Un processo di consolidamento della pace e dell’autorità dello Stato è stata messo in atto dalle istituzioni democratiche elette. Queste hanno definito. a tale scopo, il Programma AMANI per quanto concerne le decisioni prese e firmate a Goma il 23/01/2008.
Ci auguriamo fortemente che noi congolesi possiamo sostenere questo processo e il Programma Amani all’unanimità che noi riusciamo ad anteporre l’interesse supremo della Nazione ai nostri interessi personali che portano solo divisioni dannose al popolo.
Su questo preciso punto vediamo crescere un divario tra le aspirazioni delle nostre popolazioni e le manovre politiche di certuni eletti e portati al potere da queste stesse popolazioni.
Nell’esercizio di questo potere democratico, speriamo di vedere, alla fine, lo Stato assumersi pienamente le sue responsabilità istituzionali ed assicurare le sue prerogative di sovranità, integrità territoriale, unità, pace e sicurezza per i cittadini, buon governo al servizio del popolo attraverso i dirigenti). Ci sembra necessario e urgente, per un paese ricco di risorse naturali come il nostro, costituire un esercito sufficientemente forte per garantire stabilità e sviluppo.
Questa evoluzione non potrebbe compiersi con il lassismo attuale che si manifesta in modo lampante nella corruzione della gerarchia militare e dei servizi pubblici.
A livello provinciale
Ci aspettiamo dai nostri eletti un grande impegno e la presa in carico delle preoccupazioni delle nostre popolazioni, specialmente in materia d pace, di sicurezza e di buon governo. Invece di occuparsi di questo, si ha l’impressione che, i nostri politici si occupino piuttosto della loro
carriera e dei loro interessi egoistici. Infatti, ecco che in un anno, abbiamo visto i nostri deputati mobilitarsi, concordi, come un sol uomo, per mettere fuori, nella nostra Provincia, un governatore.
Per il problema degli insegnanti, del personale sanitario e di altre questioni sociali, non dicono nulla. Adesso che la Nazione è in pericolo, si osserva il silenzio quasi totale; può essere che lavorino tutti lo stesso, ma la popolazione non ne è informata. Ci piacerebbe conoscere le priorità dei nostri eletti in Provincia.
Prospettive
Qualche tempo fa, nel 2007 inviavo all’ Ambasciatore di Francia una pagina che parlava delle preoccupazioni circa la sicurezza delle nostre popolazioni e dell’apprensione sulla preparazione di una nuova guerra. Personalità eminenti hanno trovato l’accento esagerato ed hanno dichiarato che la situazione era sotto controllo e non ci sarebbe stata ragione di preoccuparsi. Al Comitato Guida del 23/09/2008, dicemmo che quello che è stato un mormorio ieri è diventato realtà oggi. In tutti i casi, più che mai, la vigilanza è di rigore.
In un sistema diventato così fragile come il nostro, ci si sente bloccati in un circolo vizioso: da ribellioni a negoziati, da negoziati ad accordi, da novità messe in seno a nuove istituzioni e da nuove istituzioni a nuove ribellioni…in pratica, un eterno ricominciare. Infatti la popolazione congolese è l’ostaggio di diversi moventi regionali e internazionali.
Il saccheggio delle risorse naturali che fa sì che delle bande armate di tutti i tipi sacrifichino le popolazioni congolesi per aprirsi uno spazio di Non Stato dove ognuno viene ad attingere liberamente, senza altre spese da pagare, tranne quelle proporzionali alle sue capacità di nuocere: questo è tanto vero per le bande armate congolesi quanto per le milizie straniere. Di questo passo, il paese corre il rischio di diventare un rifugio di briganti e se non si sta attenti, anche un ripiego di eventuali terroristi contro tutta l’umanità.
La prevenzione per un altro genocidio in Ruanda detta dei riflessi epidermici di diversi responsabili che, cessano di riflettere serenamente quando questa parola viene pronunciata. Sotto questa emozione, anche per ragioni morali, permettono che si attui l’olocausto del popolo congolese. In nome di queste precauzioni: più di 5 milioni di congolesi hanno perduto la vita. Questo è il nostro punto di vista: il genocidio è assolutamente da evitare, condividiamo questo punto di vista con la Comunità Internazionale. Ma non possiamo farne fare le spese ad un altro popolo. Sarebbe correggere un male con un altro male. Il genocidio è stato commesso in Ruanda da dei ruandesi su dei ruandesi.
È dunque assurdo ed ingiusto che la Comunità Internazionale continui a farne pagare le spese ai congolesi, innocenti nell’ideazione, nella pianificazione e nell’esecuzione. Bisogna piuttosto, per esempio, aiutare il popolo ruandese a riconciliarsi in casa sua, con sé stesso, invece che “esportare” i suoi problemi in altri luoghi , altrimenti non troverà la soluzione. La Comunità Internazionale ha aiutato molto il Congo e il Burundi ad organizzare i loro rispettivi dialoghi nazionali, così come delle elezioni democratiche libere e trasparenti. Sarebbe il momento che lo si facesse anche per il Ruanda. Sarà allora che la rinascita della CEPGL avrà senso. Altrimenti, sarà il Congo che dovrà pagare le spese della cattiva coscienza della Comunità Internazionale che non ha fermato il genocidio sebbene fosse sul posto e fortemente armata.
Allo stato attuale, qual è il ruolo della MONUC*? Le cose sono sempre le stesse di prima e dopo le elezioni? Dopo aver “inghiottito” tante risorse finanziarie, farà sprofondare il paese nel caos, osservando i morti, i profughi, le vittime di stupri e i loro autori? Nessuno si domanda se le istituzioni create a seguito delle elezioni esercitino liberamente le loro funzioni o siano sempre messe sotto tutela della MONIUC*. Fanno veramente tutto quello che è in loro potere per far sì che il paese ritorni ad essere uno Stato rispettabile al concerto delle Nazioni?
Come tutti gli Stati supremi, la Repubblica Democratica del Congo ha il diritto e il dovere di mantenere la pace e la sicurezza su tutta l’estensione del suo territorio, di assicurargli uno sviluppo armonioso e di dotarsi di mezzi sufficienti per giungervi.
Conclusione
Noi, Chiesa di Bukavu, solidale alla sofferenza del nostro popolo, ci impegniamo per la pace e lo sviluppo, e chiediamo alle istituzioni legittimamente messe a disposizione, sia a livello nazionale che provinciale, di esercitare le loro funzioni in piena responsabilità. Chiediamo a tutti i nostri compatrioti di sostenerle in questo difficile compito. Insieme, siamo responsabili della nostra giovane democrazia.
Pur salutando gli sforzi eccezionali fatti dalla Comunità Internazionale nei confronti del Congo, le chiediamo in aggiunta una più elevata equità nel trattamento dei problemi riguardanti il Congo in questa regione dei Grandi Laghi.
Infine, Sua Eccellenza Signor Primo Ministro, chiediamo che queste preoccupazioni siano prese in considerazione nelle scelte nazionali e nelle negoziazioni internazionali al fine che tutte le popolazioni di questa regione dei Grandi Laghi ritrovino la pace e la convivenza pacifica di un tempo.
+ François-Xavier MAROY RUSENGO
Arcivescovo di Bukavu (R.D.C.)
Bukavu, 05 novembre 2008
MONUC* Missione di pace delle Nazioni Unite
Traduzione Italiana a cura “Comunità Mamma della Pace
Per saperne di più: Comunità Mamma della Pace, o visita il sito www.comunitamammadellapace.org


venerdì, 30 luglio 2010