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 sabato, 4 settembre 2010

Un omaggio a Tonia Romano

Donne, immigrazione ed integrazione

Di Tonia Romano
Coordinatore area sud


Le donne immigrate sono quantitativamente più numerose degli uomini e la vecchia Europa raccoglie da sola quasi 30 milioni di immigrate.
Nel 1991 le donne immigrate erano il 39,9% del totale dei soggiornanti stranieri regolari.
Nel 2005 sarebbero già il 49,9%, e secondo questa fonte almeno 1 su 10 sarebbe nata in Italia (10,5%).
Per ogni 3 donne immigrate residenti un'altra è titolare di cittadinanza Italiana (194.000).
Il numero delle straniere coniugate è passato dal 50,2% nel 2001 al 56,4% nel 2005.
Il 37,7% delle donne residenti è nubile ma, fra queste, il 12,5% è costituito da minorenni.
Rispetto alla media, la percentuale più alta di coniugate si riscontra tra le donne europee (53,9%), mentre la percentuale più alta di nubili si riscontra tra le africane (47%); la percentuale più alta di divorziate o legalmente separate si riscontra tra le americane (5,4%) (dati Caritas).
 In Italia cresce il numero degli immigrati. I dati Istat rilevano la presenza di stranieri, 3,5 milioni, pari al 5,8% del totale dei residenti all’inizio del 2008. In crescita i romeni, circa 300.000, che contribuiscono a portare alla metà del totale gli immigrati dai Paesi dell'Est europeo, sia comunitari che extracomunitari. Nel 2007 l’ incremento del flusso migratorio si è attestato su 454 mila unità, nel periodo 2004-2007 gli stranieri che sono giunti regolarmente per il ricongiungimento familiare sono stati +164 mila per le donne e +54 mila per gli uomini.
  
Immigrati in Italia inizio anno 2008        
Romeni     640.000       
Albanesi    400.000       
Marocchini    370.000       
Cinesi    160.000       
Ucraini    135.000       

Gli stranieri residenti in Italia sono molto giovani (tra i 18 e i 39 anni), molti sono minorenni; si stabiliscono soprattutto nelle regioni dell'Italia settentrionale:

Stranieri in Italia
Nord-est    36,30%   
Nordovest    27,30%   
Centro    24,80%   
Sud ed Isole    11,60%   

Con l’aumentano degli stranieri aumentano anche i matrimoni misti, celebrati in Italia: oltre 34mila nel 2006, pari al 14% del totale dei matrimoni.
Nei matrimoni misti è la donna ad essere straniera (oltre 19 mila nozze celebrate nel 2006). Dai dati Istat si rileva che in molti casi gli uomini italiani sposano prevalentemente cittadine dell'Europa dell'Est; nel 22,5% dei casi, invece, la sposa proviene dall'America Centro-meridionale. Le donne italiane sposano  prevalentemente uomini di origine Nord-africana (circa il 25 per cento dei casi) o provenienti dall'Europa Centro-orientale (21,4 %). I casi in cui entrambi gli sposi sono stranieri e, almeno uno dei due risiede in Italia, sono poco più di 5 mila.
Sempre l’Istat ci fa sapere che nel 2006 i nati da coppie di genitori stranieri sono quasi 58 mila, pari al 10,3 per cento del totale dei nati della popolazione residente. Questa percentuale aumenta al 14,3 % se si aggiungono anche i nati da coppie miste. Nel 2006 le cittadine straniere residenti hanno avuto in media 2,5 figli per donna, il doppio di quelli avuti dalle italiane (1,26). Questa maggiore natalità  ha contribuito alla ripresa delle nascite nel nostro Paese.
A partire dal 2001, con le leggi sull’immigrazione, gli stranieri residenti regolari sul territorio italiano sono aumentati. Secondo dati Istat al 31.12.2006 gli immigrati regolari in Italia costituiscono il 5% della popolazione. Il 10,3% delle nascite avvenute nel 2006 ha riguardato bambini stranieri.
la natalità in Italia
 
Elaborazione di dati ISTAT per l'ultimo decennio. Come si può osservare dal grafico, nell'ultimo decennio la natalità in Italia ha registrato una crescita costante e consistente, attribuita al tasso di fecondità delle donne immigrate. Secondo le ultime previsioni dell'istituto nazionale di statistica la natalità in Italia nel 2005 è stata pari a 1,34 figli per donna mentre le stime più recenti riguardo al 2006 indicano in 1,40 il numero di figli nati per donna. L'aumento riguarda sia le donne italiane, sia le straniere, coinvolgendo in misura maggiore le regioni settentrionali rispetto a quelle del Meridione (come si può notare dalla tabella seguente).  

Natalità maggiore per Regione
Lombardia    11,1‰   
Trentino Alto Adige    10,3‰   
Lazio    10,2‰   
Sicilia    10,0‰   
Natalità minore per regione
Liguria    7,5‰   
Molise    7,7‰   
Friuli Ven. Giulia    7,9‰   
Sardegna    8,2‰   
Basilicata    8,3‰   
Abruzzo    8,3‰   

La presenza di tanti bambini, adolescenti e giovani pone una serie di problemi non facilmente risolvibili nella società. Problemi di inserimento nel mondo scolastico, nello studio, nella ricerca di un posto di lavoro, di un ruolo nella società, che per loro è straniera. Un aspetto delicato riguarda gli stranieri di cultura islamica. Spesso i bambini sono allevati dalle madri e dai padri nella fede e nelle leggi del proprio paese, che spesso sono in contrasto con quelle italiane. Questi bambini sono inseriti nelle scuole italiane in classi multietniche o frequentano scuole islamiche, ma l’impatto col mondo italiano non sempre è facile per loro e spesso genera problematiche psicologiche.
Un aspetto rilevante per gli stranieri è quello del lavoro.
Per accedervi hanno bisogno dei permessi di soggiorno, altrimenti sono considerati “clandestini” e lavorano al “nero”, sfruttati dai datori di lavoro. Il mondo del lavoro è difficile sia per le donne italiane, sia per le  straniere, per le nuove dinamiche occupazionali. E’ aumento il precariato. Le donne sono costrette ad accettare contratti “flessibili” o “part- time”per poter  conciliare il lavoro con gli “impegni”domestici e familiari. Le nuove forme contrattuali, come quelle atipiche a tempo determinato (contratti a progetto, in affitto, a chiamata, a collaborazione, ecc.) hanno riguardato soprattutto le lavoratrici: in Italia, il 70% dei lavoratori atipici sono donne, con un età che va dai 18 ai 34 anni e un titolo di studio superiore (diploma o laurea). Tra le donne straniere il 46,3% soggiorna per lavoro e il restante 44,9% per ricongiungimento famigliare (dati del 2005).
Il 58,2% delle donne immigrate risiede al Nord, il 28,6% al Centro e il 13,2% al Sud e nelle Isole (dati del 2005). Un gran numero di straniere, pur di lavorare, svolge il lavoro di “badante” ed  assiste gli anziani e gli ammalati; o di colf o è assunta nelle imprese di pulizia.
Le leggi sono a favore di queste lavoratrici quando hanno il permesso di soggiorno, ma il più delle volte sono assunte al “nero”, senza contratto, sottopagate.
Per sopperire alla precarietà del lavoro dipendente molti stranieri hanno intrapreso la strada dell’imprenditorialità.
All'inizio del 2004 (tutti i dati riportati anche in seguito sono desunti dal rapporto dell’ Unioncamere del 20 gennaio 2005), le aziende in mano a imprenditrici sia direttamente (ditte individuali), sia per la presenza ragguardevole delle donne negli organi di governo, erano poco meno di 1,2 milioni, il 23,5% di tutte le imprese attive nel Paese. L'impresa è considerata a conduzione femminile "esclusiva" se è donna il titolare della ditta individuale; se lo è il 100% dei soci delle società di capitali, delle società di persone e delle cooperative; se lo è il 100% degli amministratori delle altre forme giuridiche). Se le quote di controllo sono superiori al 60% (o a 2/3 del capitale sociale per le società di capitali), il controllo è considerato "forte". E' a conduzione "maggioritaria" se il controllo si attesta sopra il 50%.
 
le imprese femminili
Le imprese 'rosa' appaiono in larghissima parte 'esclusive (il 94,6% del totale). Solo il 4,7% può essere definito a forte controllo, mentre lo 0,7% è a controllo maggioritario. Le imprese femminili: nel 73,9% dei casi (867mila imprese) sono ditte individuali, più diffuse tra le donne rispetto alla media (68,1%). Meno diffuse sono, invece, le società di capitali: 5,3% contro un valore medio più che doppio (12%).
 L’imprenditrice è una donna che sa essere conservatrice, ma anche innovativa e dinamica. In questi dati sulle imprese femminili sono incluse le donne straniere che sono diventate titolari di aziende. Il ruolo trainante nelle imprese straniere è affidato alle donne. Nel Lazio il numero di titolari d'impresa esteri (il 9% di quelli presenti a livello nazionale), sono così 14.226 i titolari di impresa con cittadinanza straniera, il 10% del totale nazionale. Ci piace segnalare la situazione di Roma, dove  le titolari di impresa ammontano al 20%; tra i soci la presenza femminile supera il 30 per cento. Sempre a Roma l'incremento degli imprenditori, dal 2006 al 2007, ha raggiunto il 9%, e per alcune collettività e' raddoppiato: romeni (+17,7%), bangladesi (+17,5%) e albanesi (+16,6%). Il rapporto tra stranieri e italiani registra la presenza di quasi 12 imprenditori stranieri ogni 100 italiani, e raggiunge livelli ancor più considerevoli nel caso delle costruzioni (quasi 20 ogni 100), dell'istruzione (17 su 100) e del commercio (14 ogni 100).
Certo l’inserimento degli stranieri è difficile in una società in cui c’è un’alta percentuale di disoccupati e dove l’economia stenta a raggiungere livelli soddisfacenti. Diciamo pure che non tutti gli stranieri si comportano civilmente e rispettano le leggi del nostro Stato. Sono queste persone “clandestine”, che, spesso, commettono gravi reati e danno la percezione agli italiani di non essere sicuri nel proprio Paese. Gli aspetti negativi sono: la prostituzione e la criminalità.
I “protettori” usano le donne come “merce”,  facendone delle schiave. Purtroppo per le strade se ne vedono molte di donne (italiane, straniere, di colore ed extracomunitarie) “lavorare” per chi le sfrutta. Oggi sono state approntate delle leggi per cercare di debellare questo fenomeno. Infatti, con la legge promossa dal ministro Mara Carfagna, si condannano sia i clienti, sia le donne in flagranza di adescamento. Noi riteniamo che questo tipo di provvedimento attiene più all’ordine pubblico che alla peculiarità di un ministro delle pari opportunità, in quanto il problema della prostituzione e della schiavitù delle donne può considerarsi solo spostato: dalla strada al chiuso della casa….. Occorre ora,una seria riflessione sul dopo provvedimento che tenga in conto l’emancipazione ed il recupero di quante, non volontariamente sono costrette alla prostituzione, soprattutto per contrastare la tratta delle giovani donne spesso minori.  Il problema è spigoloso ma va affrontato seriamente e globalmente; è questo uno dei campi in cui la nostra associazione sarà pronta ad offrire contributi .  
In relazione alla criminalità, infatti, nel 2006 gli stranieri denunciati sono stati oltre 100 mila.   La maggior parte dei denunciati stranieri risulta non essere in regola con il permesso di soggiorno (l'80 %) e, spesso, non l'ha neppure richiesto. Gli stranieri regolari delinquono meno: la quota di stranieri regolari denunciati sul totale degli stranieri regolari, e' pari all'1,9 per cento, un valore pressoché equivalente a quello dei cittadini italiani.  
Una donna che certamente è riuscita ad integrarsi e ad essere un esempio positivo per l’immigrazione è Souad Sbai, di origine marocchina e cittadinanza italiana da 29 anni.
E’ una donna che ha preso a cuore i problemi degli immigrati, ma soprattutto delle donne, cercando di aiutarle a prendere coscienza della propria identità e del rispetto che ogni essere umano deve avere per sé. Si è adoperata per combattere l’infibulazione e l’analfabetismo. I suoi interventi sono propositivi e guardano al fare più che al dire:
“L’Italia non deve essere lasciata sola di fronte all’emergenza dell’immigrazione clandestina. Insieme a Malta, per motivi geografici, siamo il paese più colpito. Visto lo stanziamento europeo di cinque miliardi di euro per l’immigrazione, vorrei ribadire per l’Italia l’urgente necessità di finanziamenti e di un amplificazione dei poteri di Frontex, l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne”.
Questa  affermazione, Souad Sbai deputata del Pdl,  è stata fatta nel corso di un meeting al Parlamento europeo. Hanno partecipato all’incontro i parlamentari nazionali, i parlamentari europei, il presidente del Parlamento Europeo Hans-Gert Pöttering, il presidente della Commissione Ue Jose Manuel Barroso, il commissario europeo per la Giustizia Jacques Barrot, ed il ministro dell’immigrazione francese Brice Hortefeux, che durante il meeting ha elogiato il lavoro svolto dal ministro dell’Interno Roberto Maroni.
Con convinzione ha detto riferendosi all’Italia, sempre in quel meeting: “Siamo un paese solidale, che ha impiegato tutti i mezzi possibili per soccorrere i clandestini al largo delle nostre acque, senza mai abbandonarli. L’Europa non deve lasciarci soli, al contrario deve sostenerci concretamente nella stipula di accordi bilaterali e di partenariati con i paesi d’origine. Sono d’accordo con la proposta di Barroso di creare una politica comune dell’Ue in tema di immigrazione e di costituire un consolato comune europeo”.
Convinta del valore dell’istruzione ha proposto: “Di fronte ai 700 milioni di finanziamenti per l’integrazione delle donne annunciati dall’Ue, propongo di realizzare in Italia un piano di alfabetizzazione dedicato soprattutto al volto più fragile dell’immigrazione: le donne. L’apprendimento della lingua è un diritto ed un dovere dello straniero che intende stabilirsi in Italia ,o è solo di passaggio, ed è l’unico mezzo per conseguire un’immigrazione legale”.
Non si potrebbe non essere d’accordo con queste affermazioni e noi, socie di “Donne diritti e libertà” lo siamo. Ci adoperiamo affinché le donne straniere possano trovare il proprio ruolo nella nostra società, uno spazio lavorativo dignitoso, in relazione al proprio bagaglio culturale ed alle proprie capacità nel rispetto della persona, della dignità di qualsiasi cittadino di una nazione che si voglia considerare moderna e dinamica.



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