ZIMBABWE: DISPERAZIONE DI UN POPOLO
di Lucia Orsetti
Noi occidentali ci siamo ormai abituati alle notizie che arrivano dall'Africa e quasi non ci facciamo caso. Ma chi, come chi scrive, ha passato recentemente qualche tempo nello Zimbabwe si è resa conto che la lettera pastorale dei vescovi dal titolo "Dio ascolta il grido degli oppressi" ha ragione.
La lettera paragona la situazione del popolo Zimbabwano a quella degli antichi Ebrei oppressi dal Faraone e afferma che "il Dio della Bibbia è dalla parte degli oppressi. L'oppressione è peccato e non ci possono essere compromessi con l'oppressore..."
I vescovi solitamente diplomatici, puntano decisamente il dito e con parole forti contro Mugabe, il presidente dello Zimbabwe quale responsabile della disperazione del paese. La voce della Chiesa zimbabwana è anche a rischio per la possibile brutalità ritorsiva del regime ma pari alla drammaticità della situazione.
Pius Ncube, arcivescovo di Bulawayo, è stato ancora più esplicito e al vetriolo:"Robert Mugabe è un uomo cattivo, un prepotente e un assassino. Non mi farò tiranneggiare o comprare da lui. Anche a costo di perdere la mia vita." E ancora "Mugabe è pazzo di potere e vi resterà attaccato fino a distruggere lo Zimbabwe". Si prende addirittura la libertà di incitare gli zimbabwuani alla rivolta: "La gente è affamata e dovrebbe ribellarsi...". "La situazione è disperata... Una famiglia fortunata fa un pasto al giorno".... Ha esagerato Pius Ncube? No!
Il paese vive nello sfascio economico. Lo scorso anno l'inflazione era intorno al 1.500/2.000 per cento; quest'anno si prevede raggiunga il livello 8.000/10.000. I disoccupati sono circa l'80% della popolazione attiva e tre milioni di persone (un terzo degli abitanti) hanno bisogno di aiuti alimentari per sopravvivere.
Chi può scappa negli Stati confinanti con lo Zimbabwe, o vi fa rapide incursioni per comprare cibo e beni di prima necessità. Ed è inutile che Mugabe sbandieri il solito complotto occidentale contro lo Zimbabwe. Hanno ragione i Vescovi. È lui che governa il paese.
Anche al più sprovveduto e distratto turista la situazione disperata si imporrebbe. Figuriamoci per chi ha vissuto per due mesi in quel paese.
Gli ospedali devono lavorare a tutto ritmo anche se manca l'energia elettrica quasi tutto il giorno, non si sa mai quando arriva e improvvisamente solo per poche ore, spesso alla notte. L'acqua è nella stessa situazione. L'assistenza ospedaliera quindi è più che disagevole. Si va spesso avanti al lume di candela, ma cominciano a scarseggiare anche le candele. Il generatore serve per operazioni d'urgenza (molto spesso manca il gasolio).
La capienza dei due ospedali che stiamo seguendo è di 140 letti ciascuno, ma i malati sono sempre molti di più per cui devono essere sistemati sul pavimento.
Senza parlare di alcuni ospedali che hanno dovuto chiudere per mancanza di medicine e di tutto l'occorrente per poter curare gli ammalati.
Per ora il nostro Gruppo missionario, assieme ad altre associazioni, riesce a dare un significativo contributo (con l'aiuto della Divina Provvidenza e il buon cuore di tante persone che ci aiutano) ai due ospedali che da molti anni seguiamo con il pensiero rivolto alla cara amica Luisa Guidotti che aveva tanto a cuore quelli che Luisa chiamava "la mia gente, i miei malati".
Entrare al mattino nelle corsie specie in quelli dei malati di AIDS, è come incontrare dei condannati a morte. Lo si legge nel loro sguardo che sono consapevoli della loro sorte, eppure hanno la forza di sorriderti e ringraziarti.
Nel reparto pediatrico si vedono tanti bambini denutriti, con malattie terribili e senza speranza.
Quello che è più angosciante è vedere i bambini sofferenti con gli occhi spalancati e tristi, spesso disperati.
Non è certamente migliore la situazione alimentare. Nella città di Harare, capitale dello Zimbabwe, è una desolazione. Molti, moltissimi negozi sono chiusi a causa della mancanza di merci, quindi non c'è quasi niente da comprare. Quei pochi supermercati aperti hanno per lo più scaffali vuoti e quel poco costa una follia; eppure questa povera gente cerca di essere sorridente, vive con un po' di polenta, verdura, legumi, naturalmente solo per chi se lo può permettere. La causa di tutto questo deriva da un'imposizione del governo che pretende dai commercianti che vendano la merce a metà prezzo naturalmente non solo perdendo un lecito guadagno, ma anche parte del costo delle merci.
Andare in Zimbabwe per me è stata un'esperienza sconvolgente: vedere gli stenti e le tribolazioni di un popolo che da anni vive un autentico calvario che sembra non avere fine.


venerdì, 30 luglio 2010